Nato
in una famiglia profondamente cristiana di tessitori catalani
con dieci figli. Viene ordinato nel 1835, a 28 anni. Va a
Roma nel 1839 e si rivolge a Propaganda Fide per essere inviato
come missionario in qualsiasi parte del mondo. Non potendo
raggiungere questo obiettivo, entra come novizio tra i Gesuiti,
ma dopo pochi mesi deve tornare in patria perché malato.
Per sette anni predica numerosissime missioni popolari in
tutta la Catalogna e le isole Canarie conquistando un'immensa
popolarità, anche come taumaturgo. Sa mettere insieme
la gente dando vita ad associazioni e gruppi. Nel 1849 fonda
una Congregazione apostolica: i Figli dell’Immacolato
Cuore di Maria, oggi anche conosciuta come Missionari Clarettiani.
All'inizio del terzo millennio, essi lavorano in 65 paesi
dei cinque continenti. Nel 1936-39, durante la guerra civile
spagnola, 271vengono uccisi per causa della fede. Tra questi
spiccano i 51 Martiri di Barbastro, beatificati da Giovanni
Paolo II il 1992.
Nominato nel 1849 arcivescovo di Santiago
di Cuba (all'epoca appartenente alla corona di Spagna), arriva
in diocesi nel febbraio di 1851. Nel suo strenuo lavoro apostolico
affronta i gravi problemi morali, religiosi e sociali dell'Isola:
concubinato, povertà, schiavitù, ignoranza,
ecc., ai quali si aggiungono due calamità che colpiscono
la popolazione: epidemie e terremoti.
Ripercorre
la sua vasta diocesi per ben quattro volte missionando instancabilmente
con un gruppo di santi missionari. Le sue preoccupazioni pastorali
si riversano anche in gran parte nel potenziamento del seminario
e nella riformazione del clero. Nell'ambito sociale, promuove
l'agricoltura, anche con diverse pubblicazioni e creando una
fattoria-modello a Camagüey. Oltre a questo crea in ogni
parrocchia una cassa di risparmio, opera pioniera in America
Latina. Promuove l'educazione cercando Istituti religiosi
e creando egli stesso insieme alla Venerabile Maria Antonia
Paris la congregazione delle Religiose di Maria Immacolata
Missionarie Clarettiane La sua strenua fortezza nel difendere
i diritti della Chiesa e i diritti umani li crea numerosi
nemici tra i politici e i corrotti. E così subisce
minacce e attentati, tra i quali uno ad Holguin, dove viene
gravemente ferito al volto. Nel 1857 la regina Elisabetta
lo richiama a Madrid come suo confessore. In questa tappa
continua ad annunziare il Vangelo nella capitale e in tutta
la penisola.
Esiliato in Francia nel 1868 arriva con
la regina a Parigi e, anche qui, prosegue le sue predicazioni.
Poi partecipa in Roma al concilio Vaticano I dove difende
con ardore l'infallibilità del Romano Pontefice.
Perseguitato ancora dalla rivoluzione, si rifugia nel monastero
di Fontfroide presso Narbona, dove spira santamente il 24
ottobre del 1870.
Sulla
tomba vengono scolpite le parole di papa Gregorio VII: "Ho
amato la giustizia e odiato l’iniquità, per questo
muoio in esilio". Il suo corpo si venera nella Casa Madre
dei Clarettiani a Vic (Barcellona, Spagna).
E l’8 maggio 1950, Pio XII lo proclama
santo, e dice del Claret: "spirito grande, sorto come
per appianare i contrasti: poté essere umile di nascita
e glorioso agli occhi del mondo; piccolo nella persona però
di anima gigante; modesto nell'apparenza, ma capacissimo d'imporre
rispetto anche ai grandi della terra; forte di carattere però
con la soave dolcezza di chi sa dell'austerità e della
penitenza; sempre alla presenza di Dio, anche in mezzo ad
una prodigiosa attività esteriore; calunniato e ammirato,
festeggiato e perseguitato. E tra tante meraviglie, quale
luce soave che tutto illumina, la sua devozione alla Madre
di Dio".
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