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CRONACA DEL CONVEGNO

Notizia inserita il 15/12/2010

14 dicembre

Un freddo pomeriggio ha accolto, nel Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana di Roma, l’inizio dei lavori dell’annuale appuntamento che l’Istituto di Vita Consacrata “Claretianum” propone ai consacrati di Roma. Un Convegno, ormai arrivato alla sua 36ma edizione, che, questa volta, occupa le sue sessioni pomeridiane, dal 14 al 17 Dicembre su un argomento di scottante attualità: “Cultura della Comunicazione mediatica e Vita Consacrata”.
Dopo il solito svolazzare dei veli di tante religiose e l’ammucchiarsi degli ultimi attorno al tavolo delle iscrizioni, dove gli studenti del Centro hanno collaborato egregiamente con la segreteria, il Preside del Istituto P. Josu Alday cmf e il Delegato del P. Superiore Generale dei Clarettiani, P. Jose Felix Valderràbano hanno aperto le Giornate con i rispettivi saluti ai partecipanti, incoraggiando tutti a partecipare con frutto e dedizione a questa possibilità di arricchire il proprio orizzonte spirituale e accademico.
Le due prime relazioni sono state segnate dal paradosso. La prima, svolta dal laico giornalista e docente nella stessa Università che ci accoglie Filomeno Lopes, con un “look” decisamente alternativo (capelli lungi, anche col codino, cappello africano aggiustato alla testa, foulard rosso al collo), ci ha offerto una riflessione, piuttosto filosofica e antropologica, molto radicata nella sua cultura africana d’origine (Guinea-Bissau), sui diversi modi di capire e impostare la cultura della comunicazione secondo i modelli che sottostano: sia il “cogito” cartesiano” che nel stabilire come orizzonte la propria coscienza, sembra non avere bisogno di nient’altro che del proprio Io. La ricerca della oggettività, tante volte non implica sentirsi responsabile dell’altro: Il verbo essere va detto, in questo modello in terza persona ; sia l’apertura al volto dell’altro come dato primigenio intrascurabile, che promuove un atteggiamento di accoglienza e di responsabilità riguardo gli altri: in questo modello, in verbo essere va detto in seconda persona perché cerca anzitutto di creare un vincolo, di stabilire un ambiente comunicativo con l’altro. Ha messo anche in rilievo come le sue radici africano spingono decisamente verso il secondo modello che diventa anche più adatto per la comunicazione della fede.
Invece, Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, commentando alcuni brani del Messaggio del papa per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, ci ha dato un aggiornatissimo (con tanti dati ultimissimi e sconvolgenti) e molto agile (ci ha fatto sorridere o ridere apertamente parecchie volte) commento sui nuovi media come radici di una nuova cultura digitale che si apre passo a tutta velocità e con forti spintoni. Ci ha fatto coscienti della mancanza di una vera coscienza ecclesiale sul significato evangelizzatore dei nuovi media. Non sono solo una sfida per “essere aggiornati”, costituiscono in realtà un nuovo continente e la nascita da una nuova cultura da accompagnare e da evangelizzare. Prendendo le molle su alcuni testi della Evangeli Nuntiandi di Paolo VI ci ha svelato il mondo di nuove possibilità per l’evangelizzazione che questa cultura della rete ci mete davanti agli occhi, alla quale dobbiamo educarci, capire i nuovi linguaggi che richiede, prepararci e diventare degli utenti di qualità. Basta pensare ai circa di 600 milioni di persone che si muovono nelle reti sociali, alle ore che dedicano alla rete una maggioranza sempre in crescita di uomini e donne, precisamente quelli della fascia tra i 20 - 40 anni che non mettono più piede nelle nostre chiese, e che, tante volte sono segnati dalla solitudine e da la mancanza di senso.
Dopo una pausa di 20 minuti, si è svolto il turno delle domande ai relatori che hanno saputo rispondere con accuratezza e talento. Alle 6,40 P. Alday ha chiuso la prima giornata che, per tanti aspetti ha soddisfatto le aspettative, e anche ha spronato l’appetito, in tanti dei circa 300 partecipanti, per i contenuti da sentire nei prossimi giorni.
15 15 dicembre

La seconda tappa del nostro convegno, dopo la quotidiana lettura di un brano del Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, con un cordiale saluto di Mons. Tobin cssr, Segretario della CIVCSVA, che sulla base di diverse domande interpellanti che Gesù fa nel Vangelo e altre di S. Paolo nella lettera ai Romani ci ha fatto riflettere su come il mandato missionario dell’evangelizzazione coinvolge anche i MCS.
Una prima relazione di R. Cheaib, giornalista laico libanese della agenzia Zenit, ci ha aperto un sguardo molto bello e suggestivo su Gesù come comunicatore. Cercando di “evangelizzare Gesù” (cioè di evangelizzare la nostra immagine di Gesù) ci ha fatto capire che siano i vangeli, che i primi dati della comunità cristiana hanno come presupposto il fascino di Gesù comunicatore: siano le parabole (la sua “videoteca”), che la forza dei suoi gesti (lavanda dei piedi, croce), che la forza del suo sguardo, o del suo corpo, ci parlano del genio comunicatore di Gesù. Anche la stessa teologia riconoscendo in Lui il Logos del Padre, che la liturgia con le Icona e la ripetizione rituale dei suoi gesti ci parlano della sopravvivenza nella tradizione dei suoi pregnanti atti comunicativi. Una terza prospettiva, più esistentiva, ha cercato di fari capire, sulle orme di J.H Newmann, il valore di evangelizzare l’immaginazione, come via per arrivare al cuore. Peccato che la mancanza di tempo no ci ha permesso di sentire tutto il contenuto della sua originalissima relazione e ha dovuto passare troppo in fretta i due ultimi punti. Bisognerà aspettare ad avere il testo scritto.
La seconda relazione di Fernando Prado Ayuso cmf., direttore de l’editrice spagnola Publicaciones Claretianas ha cercato di approfondire in noi la coscienza de la nuova era digitale che si apre sempre più come una bella opportunità affinché i consacrati compiano la sua missione di prolungare la presenza di Gesù in mezzo agli uomini di oggi. Sulla base delle diverse chiamate de Benedetto XVI che spinge per primo ad affrontare la cultura digitale con un atteggiamento positivo; sulla base del vecchio principio dei Padri (S.Ireneo di Lione) della necessità di assumere la realtà per poter redimerla, ha tracciato un panorama delle grandi possibilità che può offrire questa nuova cultura digitale per compiere la dimensione missionaria della vocazione dei consacrati. Perché questa nuova cultura continua ad avere bisogno di un anima, ma non riesce; perché i rischi e i peccati, che anche si nascondono tra i pieghi in questa nuova cultura, non deferiscono troppo dei peccati che colpiscono agli uomini e donne destinatari della nostra missione e dunque non ha molto senso avere un atteggiamento di sospetto o di rifiuto al riguardo. Basta saper impiegarli con preparazione, criterio, responsabilità e coscienza chiara della nostra missione: con libertà responsabile. Un breve turno di domande ha chiuso questa seconda giornata che si può dire ricca di prospettive e suggerimenti.

16 dicembre

Questa terza giornata è stata segnata dalla concretezza. Non solo si è parlato dei media: sono stati usati. Dopo la lettura fatta dal P. Alday del cordiale messaggio inviato dalla preside della USMI , suor Viviana Ballarin, il primo relatore Prof. Vincenzo Comodo, docente al Claretianum e in tanti altri centri di Roma. ed esperto in sociologia e nei media, ci ha presentato una plastica relazione (con diversi schemi proiettati sullo schermo) sulle Strategie per promuovere il carisma attraverso i media. Dopo una riflessione sul moltiplicarsi delle organizzazioni che cercano il suo spazio vitale nel mondo virtuale, afollandolo, ha fatto capire come la graduale perdita della visibilità sociale degli Istituti Religiosi così come l’offuscamento sociale dell’identità religiosa, richiedono lo sviluppo di diverse strategie per garantire, tramite l’accessibilità dei media, che l’identità sociale degli Istituti non venga meno. La proposta di quattro strategie: Interattivita (Web 2), Socializzazione (Facebook, Twitter), Audiovisibilità (You Tube), e Crossmedialità , ci fa capire che, mai come oggi, la vita consacrata ha tante agore disponibili, a costo zero, per comunicare se stessa, per sistemare uno spazio proprio, per portare avanti la propria missione. Non impiegare mezzi e persone per questo fine può rappresentare un alto costo per l’Istituto che disattenda queste dimensioni.
Dopo la Pausa il prof. Tonino Cantelmi, psichiatra e docente alla Sapienza sulla Psicopatologia dei Consumi ci ha fatto capire i rischi che comporta la nuova Cultura Digitale, che ridisegna sia la dimensione affettiva, la capacità di rapportarsi con gli altri, bloccando la capacità per la relazione “face to face” e, addiritura, arriva a mutare la strutturazione del cervello dell’uomo.
Con diversi piccoli filmati, che veramente colpivano, tratti dalla pubblicità, ha messo in rilievo le nuovi chiavi antropologiche che appaiono nei “nativi digitali”: Multitasking (fare diverse cose allo stesso tempo), Ipertestualità (cambiando la forma di acceso al sapere) Interattività (incapacità per ascoltare per parecchio tempo senza intervenire). Con le tendenze conseguenti: relazioni “liquide”, velocità vorticosa, ricerca di emozioni forti, ambiguità. Con tutti i suoi rischi, che anche possono coinvolgere ai consacrati che abitano questo mondo, ma che non devono appartenere a questo mondo. Rischi che conviene decodificare per non vedere coinvolta la dimensione affettiva ne antropologica degli immigrati digitali (noi). Sarebbe stato da desiderare una maggiore spiegazione sull’abuso di Internet e ei rischi della tecnodipendenza. Ma forse non è stato possibile. Un ampio tempo di domande e risposte ha chiuso questa istruttiva e ben concepita terza giornata.